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31/05/2007

Dedicato a Richard Bach

gabbianoGrazie Richard, per avermi riconciliato con me stesso, per avermi fatto ritrovare l'equilibrio, avermi divertito, fatto sognare.

E grazie per avermi fatto volare con te.

Un tuo lettore


postato da: sottolanevepane alle ore 20:05 | link | commenti (2)
categorie: valori, tradizione
30/05/2007

IL DESERTO


Prima di entrare nel deserto
i soldati bevvero a lungo l'acqua della cisterna.
Ierocle gettò per terra
l'acqua della sua brocca e disse:

Se dobbiamo entrare nel deserto,
io sono già nel deserto.
Se la sete deve bruciarmi,
che già mi bruci.
deserto

Questa è una parabola,
Prima di sprofondarmi nell'inferno
i littori del dio mi permisero di guardare una rosa.
Quella rosa è ora il mio tormento
nell'oscuro regno.
Un uomo fu abbandonato da una donna.
Stabilirono di fingere un ultimo incontro.
L'uomo disse:
Se devo entrare nella solitudine
sono già solo.
Se la sete deve bruciarmi,
che già mi bruci.
Questa è un'altra parabola.
Nessuno sulla terra
Ha il coraggio di essere quell'uomo.

(di Jorge Luis Borges)


postato da: sottolanevepane alle ore 15:44 | link | commenti (3)
categorie:
29/05/2007

Leggende della nazione indiana

COME IL CORVO DIVENTO’ NERO

 
Nei giorni lontani, quando la terra e la gente su di essa erano state create da poco, tutti i corvi erano bianchi come la neve.
In quei tempi antichi la gente non aveva né cavalli, né armi da fuoco, né armi di ferro. Indiani_17
Tuttavia si procurava cibo a sufficienza per sopravvivere cacciando il buffalo.
Ma cacciare i grossi buffali a piedi con armi che avevano punte in pietra era duro, aleatorio e pericoloso.
I corvi rendevano le cose ancora più difficili per i cacciatori perché erano amici dei buffali.
Librati alti nell'aria, vedevano tutto quello che succedeva nella prateria.
Ogni volta che notavano dei cacciatori avvicinarsi ad una mandria di buffali, volavano dai loro amici e, appollaiati tra le loro corna, davano l'allarme:
« Caw, caw, caw, cugini, stanno venendo dei cacciatori. Stanno avanzando furtivamente attraverso quella gola laggiù. Stanno salendo dietro quella collina. State attenti! Caw, caw, caw! »
Allora, i buffali fuggivano in disordine, e la gente soffriva la fame.
La gente tenne un consiglio per decidere che cosa fare.
Ebbene, tra i corvi ce n'era uno veramente enorme, due volte più grosso di tutti gli altri.
Quel corvo era la loro guida. indiani19
Un vecchio e saggio capo si alzò e diede questo suggerimento:
« Dobbiamo catturare il grosso corvo bianco », disse, « e dargli una lezione. O farlo o continuare a soffrire la fame ».
Portò fuori una grande pelle di buffalo, con la testa e le corna ancora attaccate.
La mise sulla schiena di un giovane coraggioso, e disse:
« Nipote, insinuati tra i buffali. Penseranno che tu sia uno di loro, e potrai catturare il grosso corvo bianco ».
Camuffato da buffalo, il giovane strisciò tra la mandria come se stesse pascolando.
Le grosse bestie pelose non gli prestarono nessuna attenzione.
Allora i cacciatori uscirono dall'accampamento dietro di lui, con gli archi pronti.
Come si avvicinarono alla mandria, i corvi arrivarono volando, come al solito, dando l'allarme ai buffali:
« Caw, caw, caw, cugini, i cacciatori arrivano per uccidervi. Fate attenzione alle loro frecce. Caw, caw, caw! »
e come al solito tutti i buffali fuggirono via in disordine: tutti, cioè, eccetto il giovane cacciatore camuffato sotto la sua pelle pelosa, il quale faceva finta di continuare a pascolare come prima.
Allora il grosso corvo bianco venne giù planando, si appollaiò sulle spalle del cacciatore e sbattendo le ali disse:
« Caw, caw, caw, fratello, sei sordo? I cacciatori sono vicini, appena sopra la collina. Mettiti in salvo! ». Indiani20
Ma il giovane coraggioso si allungò da sotto la pelle di buffalo ed afferrò il corvo per le zampe.
Con una corda di pelle grezza legò le zampe del grosso uccello ed allacciò l'altro capo ad una pietra.
Per quanto si dibattesse, il corvo non poté fuggire.
La gente sedette nuovamente in consiglio.
« Cosa ne dovremo fare di questo grosso uccello cattivo, che ci ha fatto soffrire cento volte la fame? ».
« Lo brucerò all'istante! »
rispose un cacciatore arrabbiato, e prima che qualcuno potesse fermarlo, tirò via con uno strattone il corvo dalle mani di quello che l'aveva catturato e lo ficcò nel fuoco del consiglio, corda, pietra e tutto quanto.
« Questo ti servirà da lezione », disse.
Naturalmente, la corda che teneva la pietra bruciò quasi subito, ed il grosso corvo riuscì a volar via dal fuoco.indiani
Ma era malamente bruciacchiato, ed alcune delle sue penne erano carbonizzate.
Benché fosse ancora grosso, non era più bianco.
« Caw, caw, caw », gridò, volando via più velocemente che poté. « Non lo farò mai più; non darò più l'allarme ai buffali, e così farà tutta la nazione dei Corvi. Lo prometto! Caw, caw, caw ».
Così il corvo fuggì. Ma da allora tutti i corvi furono neri.

postato da: sottolanevepane alle ore 14:45 | link | commenti (3)
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Una ricetta semplice

Acqua Cotta
 


per 4 persone:

8 fette di pane casereccio sciapo (raffermo)
olio extravergine d'oliva
1 cipolla dorata
4 pomodori Sammarzano maturi
alcune foglie di mentuccia
sale
pepe.



Mettere le fette di pane nella zuppiera condendole con abbondante olio crudo e pepe macinato al momento.
Mettere a bollire in 750cc di acqua salata la cipolla affettata, i pomodori a filetti e la mentuccia tagliata grossolanamente.
Dopo 20 minuti versare il tutto sul pane e far riposare coperto per un paio di minuti.
Servire finché è caldo.
Accompagnare con un Chianti.
 
 
Suggerimento: ai pomodori può essere aggiunta un’altra verdura, come spinaci, bietole, verza; la cottura sarà tarata su quest’ultima.

postato da: FlavioRoma alle ore 00:49 | link | commenti (3)
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28/05/2007

John Donne

Morte non essere superba, 20060429-7424_Yellow
anche se molti ti hanno chiamata
Terribile e potente,
perché, tu non lo sei,
Perché, quelli che tu decidi,
tu li abbatti.
Non morire, povera morte.

postato da: sottolanevepane alle ore 13:59 | link | commenti (1)
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27/05/2007

Tradizioni romane - 2

'NA GITA A LI CASTELLI
~ I ~

Guarda che soleda_marino_a_rocca_di_papa
Ch'è sortito Nannì,
Che profumo de rose, de garofoli e panzè;
Com'è tutto un paradiso,
Li Castelli so' accusì.
Guarda Frascati,
Ch'è tutta 'n soriso,
'Na delizzia, 'n'amore, 'na bellezza da incantà.

Lo vedi, ecco Marino,
La sagra c'è dell'uva,
Funtane che danno vino,
Quant'abbondanza c'è.
Appresso viè Genzano
Cor pittoresco Arbano:
S'annamo a mette lì,
Nannì, Nannì.
~ II ~


Là c'è l'Ariccia,
Più giù c'è Castello,
Ch'è davero 'n giojello co quer lago da incantà,Villa Tuscolana
E de fragole 'n profumo
Solo a Nemi pòi sentì;
Sotto quer lago
Un mistero ce sta,
De Tibberio le navi sò l'antica civirtà.

Ma è mejo de la sciampagna
Er vino de 'ste vigne,
Ce fanno la cuccagna
Dai tempi de Noè;
Li prati a tutto spiano
So frutte, vign'e grano:
S'annamo a mette lì,
Nannì, Nannì.


È notte, e già le stelleGrottaferratavedutaabbazia
Te fanno un manto d'oro,
E le velletranelle se metteno a cantà;
Si canta 'no stornello
Risponne un ritornello:
Che coro, viè a sentì,
Nannì, Nannì.
Che coro, viè a sentì,
Nannì, Nannì.

 di Franco Silvestri - 1926


postato da: sottolanevepane alle ore 15:28 | link | commenti (6)
categorie: roma, tradizione
26/05/2007

Jorge Luis Borge

Il novecento sarebbe stato diverso, senza di lui.

Solo un piccolo omaggio.


La notte ci piace perché, come il ricordo, sopprime i particolari oziosi.

L'amicizia fra un uomo e una donna è sempre un poco erotica, anche se inconsciamente.


LA LUNAJ.L.Borges

C'è tanta solitudine in quell'oro.
La luna delle notti non è la luna
che il primo Adamo vide.

I lunghi secoli
dell'umano vegliare

l'han colmata
d'antico pianto. 

Guardala. E' il tuo specchio.


postato da: sottolanevepane alle ore 22:22 | link | commenti (3)
categorie:
25/05/2007

John Donne

Debole quell'amore di cui più forte è la paura,fiore
e non è tutto spirito limpido e valoroso
se è misto di timore, di pudore, di onore.
Forse, come le torce che debbono esser pronte
sono accese e rispente, così tu tratti me.
Venisti per accendermi, vai per venire. Ed io
sognerò nuovamente
quella speranza, ma per non morire.

postato da: sottolanevepane alle ore 15:03 | link | commenti (7)
categorie:
24/05/2007

Leggende della nazione indiana

                          LE FARFALLEChief Dan George
 
Un giorno il Creatore, mentre seduto se ne stava riposando, osservò dei bambini che giocavano in un villaggio.
I bambini ridevano e cantavano, ma tuttavia, mentre li guardava, sentiva che il suo cuore era triste. Pensava: «Questi bambini diventeranno adulti. La loro pelle si raggrinzirà, i loro capelli diverranno grigi ed i loro denti cadranno. Il braccio del giovane cacciatore perderà il vigore e queste amorevoli ragazzine diverranno brutte e grasse.
I cuccioli giocherelloni diverranno ciechi cani rognosi, e quei meravigliosi fiori —gialli e blu, rossi e purpurei — appassiranno. Le foglie cadranno dagli alberi e seccheranno.
E stanno già diventando gialle! ».
Perciò il Creatore si sentiva sempre più triste.
Era autunno, ed il pensiero dell'inverno che stava arrivando, con il suo freddo e la scarsità di selvaggina e di verde, rendeva il suo cuore sempre più triste.
Tuttavia faceva ancora caldo ed il sole stava splendendo.
Il Creatore osservò il gioco della luce del sole e delle ombre sul terreno, mentre le gialle foglie erano sospinte qua e là dal vento.
Vide l'azzurro del cielo e la bianchezza della farina macinata dalle donne; e d'un tratto sorrise.
Pensò: « Tutti questi colori, dovrebbero essere preservati. Farò qualcosa che rallegrerà il mio cuore, qualcosa che questi bambini guardandola ne gioiranno ».
Il Creatore tirò fuori la sua borsa e cominciò a raccogliere delle cose: una macchia di luce solare, una manciata di blu del cielo, la bianchezza della farina, l'ombra dei bambini che giocano, il nero dei capelli corvini d'una bella ragazza, il giallo delle foglie cadenti, il verde degli aghi di pino, il rosso, il viola e l'arancio dei fiori che gli erano attorno.
Mise tutte quelle cose nella sua borsa e, dopo un ripensamento, vi aggiunse anche il canto degli uccelli.
Poi andò nel luogo erboso dove i bambini stavano giocando e chiamandoli porse loro la borsa: « Bambini, piccoli bambini, questo è per voi. Apritela, c'è qualcosa di bello dentro ».
I bambini aprirono la borsa e all'istante centinaia e centinaia di farfalle colorate volarono via, danzando intorno alla testa dei bambini, posandosi sui loro capelli, tornando a battere le ali per sorseggiare il polline da questo o da quel fiore, ed i bambini incantati dicevano che non avevano mai visto niente di così bello.
Le farfalle cominciarono a cantare, ed i bambini ascoltavano sorridendo.
Ma in quel momento un uccello canterino arrivò volando, si posò sulla spalla del Creatore e lo rimproverò dicendo: « Non è giusto che tu dia le nostre canzoni a queste nuove graziose creature. Quando ci hai fatto ci hai detto che ogni uccello avrebbe avuto un suo canto. Ed ora l'hai dato anche a loro, a caso. Non è sufficiente che tu abbia dato ai tuoi nuovi balocchi i colori dell'arcobaleno? ».
« Hai ragione », ammise il Creatore. « Ho creato un canto per ogni uccello e non avrei dovuto prendere ciò che vi appartiene ».
Così il Creatore tolse i canti alle farfalle, ed ecco perché sono silenziose. « Sono belle anche così! » pensò.
 

postato da: sottolanevepane alle ore 22:59 | link | commenti (5)
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Pausa per un caffè

Caffè con 3 "C":Espresso

caldo, carico, comodo

No, no!

c***o come còce!


Se si fa una pausa

che sia una pausa ...


postato da: sottolanevepane alle ore 14:40 | link | commenti (6)
categorie: cibo, valori