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30/08/2007

Nihil sub sole novi

Sì, niente di nuovo sotto il sole (questa è la Bibbia, ragazzi, il libro dei libri!).

L'uomo inventa pochino, per lo più copia dalla natura.

Il radar? Ce l'ha il pipistrello.

Il sonar? Ce l'hanno i delfini.

La ricrescita di arti? Polpi, stelle marine, percino lucertole sono bravissimi in questo.

E le scale a chiocciola? Guardiamo ...

nicchioscala


postato da: sottolanevepane alle ore 23:19 | link | commenti (14)
categorie:
28/08/2007

BESTIALE!

Ho ricevuto tramite e-mail questo video semplicemente delizioso.



postato da: sottolanevepane alle ore 15:44 | link | commenti (24)
categorie: animali, candid camera
27/08/2007

Ricettina: Tagliatelle al ragù

per 4 persone:Ragù
- 600g di tagliatelle all'uovo fresche
    (o 400g secche)
- 400g di macinato magro di vitellone
- 2 salsicce macinate fine
- 1 cipolla gialla
- 1 scalogno
- 2 coste di sedano
- 2 carote piccole
- un ciuffo di prezzemolo
- 10 foglie di basilico
- 500g di passata di pomodoro
- 1 cucchiaio di dialbrodo
- sale - olio - pepe
- 20cc di vino bianco
- 10cc di latte
- parmigiano grattugiato.


In un tegame capiente tritare tutte le verdure (ma solo metà basilico) e metterle ad imbiondire con l'olio. Bagnare con metà vino e far asciugare.
Aggiungere la carne e la salsiccia, alzando la fiamma; quando sono cotte bagnare col vino rimasto e far asciugare.
Aggiungere il pomodoro ed il restante basilico, il dialbrodo, aggiustare di sale ed abbassare la fiamma, coprendo il tegame.
Far cuocere così, a fiamma bassa, per almeno un ora, girando quando occorre.
A cottura ultimata, aggiungere il latte mescolando e spolverare di pepe.
Lasciar riposare scoperto almeno un'ora.
Cuocere la pasta in avbbondante acqua salata, scolarla bene e condirla con la salsa, spolverando di parmigiano grattugiato e di pepe nero macinato di fresco.
A me piace il Lambrusco secco in accompagnamento, servito a temperatura di cantina.

postato da: sottolanevepane alle ore 16:14 | link | commenti (11)
categorie:

Michael Connely - La ragazza di polvere

M.C. - La ragazza di polvere

"Nessuno dovrebbe invecchiare, ma a tutti dovrebbe essere data la possibilità di farlo"


Intorno a questa frase, secondo me, ruota tutta la narrazione di Michael Connely, nell'ultimo suo romanzo, "La ragazza di polvere" appunto (il titolo originale è  "The closers").

Un altro giallo profondo e piacevole con Hyeronimus Bosch come protagonista. Lui rientra nel LAPD (Los Angeles Police Department), riammesso dal nuovo grande capo.

Non posso narrarvi la trama, è una detective story; non posso dirvi altro che due cose: se siete giallisti provetti avete la possibilità di intuire (come sempre) la realtà dei fatti, ma il piacere consiste invece nel farsi portare dalla narrazione scorrevole dell'autore ...

Un bell'acquisto. Una lettura piacevole (se amate il genere).


postato da: FlavioRoma alle ore 12:27 | link | commenti (4)
categorie: libri
26/08/2007

Wilbur Smith – Alle fonti del Nilo

allefontidelNilo
Presentato a maggio in Italia, sotto il segno del Toro, acquistato da me in giugno e tenuto da parte per la vacanza lunga, alla lettura effettuata in agosto l’ultimo libro (spero proprio che sia definitivamente tale) di Wilbur Smith si è rivelato una bufala.
Si è verificata una di queste due condizioni: o l’autore si è precocemente (rispetto alla media dei paesi ricchi, visto che ha 74 anni) rincoglionito, o ritiene che i suoi lettori lo siano.
E’ vero che negli anni ci siamo sciroppati le sue saghe razziste e pseudostoriche su varie famiglie di presunti coloni inglesi nell’Africa meridionale, infarcite da reali avvenimenti e personaggi storici; però gli va riconosciuta una certa mano elegante nel raccontare, nell’affabulare il lettore ben al di là degli sfoghi derivanti dalle sue castrazioni sessuali.
Smith raggiunge i suoi vertici quando costruisce personaggi con evidenti tare fisiche che, ciò non ostante, eccellono per le loro doti morali (si vedano “L’uccello del sole” e la trilogia del Nilo che precede questo pataracchio di oltre 600 pagine); in esso, non contento di tenere in vita Taita da oltre 150 anni, lo fa addirittura ringiovanire e, audite audite, gli fa ricrescere quanto la castrazione aveva eliminato in giovane età (miracoli delle cellule staminali 15 secoli prima di Cristo?).
Eh sì, perché l’arnese gli serve per poter godere con la regina Lostris (ma non era morta due romanzi fa, da circa 70 anni? E non l’aveva mummificata proprio lui?) che, reincarnata in una improbabile giovinetta (Fenn) di una sperduta tribù, finalmente ridiventa sua allieva, cresce e viene a completare carnalmente la relazione platonica dei loro primi sessant’anni.
Lo sfondo di questa vicenda d’amore e sesso è un incrocio tra Guerre stellari ed i western di serie B.
Se fosse la trama di un fumettone grideremmo (ma possiamo farlo anche in questo caso):”Ridacci i soldi!” (€ 19,60, per la precisione).

C.M.C._Vero_CuoioRitengo, perciò, di fare cosa opportuna proponendo che Wilbur Smith (& Wesson perchè è un pistola) si fregi del marchio "Vero cuoio" poichè, come si dice a Roma "è 'na sòla" (elemento inaffidabile n.d.r.)

postato da: sottolanevepane alle ore 19:50 | link | commenti (3)
categorie: libri
22/08/2007

Ah l'amour, l'amour

Noi leggiavamo un giorno per diletto

di Lanciallotto, come amor lo strinse:

soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fïate li occhi ci sospinse

quella lettura, e scolorocci il viso;

ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disiato riso

esser baciato da cotanto amante,

questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi baciò tutto tremante.

Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:

quel giorno più non vi leggemmo avante.

(Inferno, canto V, vv.127-138)


postato da: sottolanevepane alle ore 18:00 | link | commenti (11)
categorie: poesia, amore
20/08/2007

Quattromila

Quattromila accessi al blog. Grazie a tutti voi che mi venite a trovare. E tu, Cervino (Matterhorn) ... trema ....


Cervino


postato da: sottolanevepane alle ore 14:22 | link | commenti (10)
categorie:
19/08/2007

Siamo tornati

Eccoci a casa, con una montagna di bagagli da disfare, a cercare di ritrovare il ritmo anomalo di 11 mesi su 12 (quello giusto l'avevamo appena preso). Ad aspettarci e accoglierci c'è Sissi che, esaurito un repertorio quasi infinito di versi e miagolii, ci aspetta sul letto per le "coccole ufficiali" (quelle a pancia all'aria, con movimenti sincopati delle zampe anteriori ...).

Foto(813)

Ci aspetta, come si vede, "tra due cuscini".


postato da: sottolanevepane alle ore 18:46 | link | commenti (11)
categorie: gatti, sissi
10/08/2007

La prostituzione nella Roma antica

lupacapitolina12
La Lupa Capitolina: un chiaro accenno (lupa=puttana) alla dubbia ascendenza di Romolo e Remo? Se fosse, si chiarirebbe perchè a Roma, il termine "fijo de' 'na mignotta" non ha un significato completamente negativo ...
 

Era con il suo primo rapporto sessuale con una donna, più che indossando la toga virile, che il maschio romano attestava il proprio ingresso nella maggiore età. Per la mentalità latina il soddisfacimento dei piaceri fisici era una delle condizioni indispensabili per garantire la stabilità della struttura sociale, basata soprattutto sulla virilità dell'uomo.

Ma se nella Roma antica foste andati di notte sulla Via Appia o in qualunque altra strada del centro urbano, non avreste incontrato le passeggiatrici; a differenza di quella fiera delle nudità che fa bella mostra di sé in quasi tutte le nostre strade, oggi in Italia, nel mondo romano la prostituzione era praticata solo nei lupanari, i bordelli, che per la loro innegabile funzione sociale erano addirittura posti sotto la tutela e il controllo dello Stato.

Il diritto romano regolò con varie leggi la prostituzione: le "case" potevano essere aperte solo nelle ore notturne, evidentemente perché di giorno avrebbero danneggiato l'economia distraendo il cittadino dalle consuete attività produttive; ed erano situate fuori città o comunque in zone urbane ben individuabili e accessibili solo da chi volesse frequentarle: un po' come avviene oggi in molte città dell'Europa centrale.

Le inquiline dei lupanari erano regolarmente registrate e adottavano un fittizio nome di battaglia, dovendo abbandonare quello della famiglia d'origine. A differenza delle moderne dame di compagnia, che qui in Italia fanno lauti guadagni ma non pagano le tasse, le prostitute romane guadagnavano poco e per di più venivano anche tassate: fu Caligola a vedere nella prostituzione un buon affare per lo Stato facendone un settore d'interesse per il fisco. E, intendiamoci, niente condoni…

Solitamente le meretrici erano schiave o appartenevano ai ceti più miseri, ma, per quel gusto della trasgressione che è sempre stato forte nella natura umana, non era nemmeno infrequente trovarsi a letto con una… prestatrice d'opera d'alto rango, che ovviamente si presentava sotto falso nome, come si dice dell'irrefrenabile Messalina, moglie dell'imperatore Claudio. E non era certo la sola.

A Roma c'erano qualcosa come 32mila prostitute, che si vendevano per l'equivalente di pochi euro di oggi nei lupanari dei bassifondi, dove le stanze erano piccole e più simili a celle che a un'alcova di piacere; sui muri, dipinti o scritte erotiche solleticavano gli appetiti dei clienti e servivano come catalogo delle varie prestazioni. Naturalmente, come oggi, non mancavano i prostituti maschi.

E non mancavano nemmeno quelli che, come nella nostra società moderna, chiameremmo… "club privés": dei lussuosi postriboli privati ospitati in abitazioni patrizie, gestiti dalle stesse matrone e ben frequentati dall'alta società, mariti e figli delle matrone compresi.

Società gaudente e sfrenata liberalità di costumi, non c'è che dire. Ma i tempi erano quelli: posti sotto l'alto patronato di due divinità che di sesso se ne intendevano: Venere Ericìna, una divinità importata dalla Sicilia, le cui sacerdotesse praticavano la prostituzione come un rito religioso (per fare sesso, allora come oggi, tutte le scuse erano buone…); e Prìapo, un dio importato a Roma dall'Asia minore, raffigurato con un membro virile da far invidia. E a questi dèi la società romana non mancò mai di esprimere nei fatti la propria spontanea e compiaciuta venerazione.

Per finire, una considerazione su una caratteristica indisponente dell'opinione pubblica romana in tema di comportamenti sessuali: un maschio libero che si concedeva rapporti erotici con un altro maschio, era al massimo considerato semplicemente
impudicus, uno sporcaccione; mentre a una povera prostituta venivano affibbiati appellativi che, impietosamente e senza possibilità di equivoci, ne individuavano la professione, rimarcandone l'abiezione; appellativi che si sono trasferiti col tempo nel moderno vocabolario volgare: lupa, dal nome di quella selvaggia e sempre allupata Acca Larenzia che aveva allevato Romolo e Remo; puttana, dal verbo latino putere, puzzare; troia, termine spregiativo che fa riferimento alla femmina del porco; o infine femmina da troiaio, porcile, per indicare quel luogo fetido e lurido dove le malcapitate si prostituivano. Il termine più spregiativo era quadrantaria (da qudrante, 1/4 di moneta) che significava anche nullità.

  
                   Tratto (quasi) integralmente dal sito Sala di lettura"  www.alalba.it

 


postato da: sottolanevepane alle ore 00:07 | link | commenti (9)
categorie: roma, tradizione