Venga avanti chi ha amato "I sepolcri" di Ugo Foscolo. Piano, piano, non sgomitate ...
Edgar Lee Masters, con la sua "Antologia di Spoon river", ha scritto una pagina densa d'umanità e caratteristica, non meno di James Joice con "Gente di Dublino". La differenza, tra i due, è che i primi sono morti (le lapidi evocano) ed i secondi vivissimi.
Fabrizio De Andrè si è ispirato (moltissimo!) ad Edgar Lee Masters per il suo "Non al denaro, né all'amore, né al cielo", aggiungendo il suo tocco di poeta e la sua musica caratteristica.
Vi ripropongo solo i testi, in sinossi, per un personaggio: il giudice.
ABSIT INIURIA VERBIS.






La più famosa statua "parlante" di Roma è situata all'angolo di palazzo Braschi, nella piazza intitolata al suo nome, piazza di Pasquino (ma anticamente chiamata piazza di Parione). È un frammento di un antico gruppo statuario ellenistico, raffigurante Menelao che sorregge il corpo di Patroclo. Venne alla luce quasi per caso nel 1501. Il cardinale Oliviero Carafa aveva comprato dagli Orsini l'edificio che sorgeva dove oggi è palazzo Braschi e si era adoperato a sistemare la piazzetta, lastricandone il fondo. Così, nel bel mezzo dei lavori, venne tirato fuori dal fango questo antico gruppo marmoreo: il cardinale lo volle all'angolo del suo palazzo, collocato su un piedistallo. Sull'origine del nome Pasquino vi sono diverse interpretazioni: chi lo vuole riferito ad un oste, chi ad un barbiere, chi ad un maestro di scuola e chi ancora ad un ciabattino, tutti, logicamente, di nome Pasquino. Probabilmente, iniziò per caso ad essere utilizzato per esporre pungenti satire anonime verso chicchessia, ma con il tempo si "specializzò" in feroci satire politiche, perlopiù indirizzate verso il pontefice o, comunque, verso i personaggi in vista dell'epoca, tanto che questo genere di "messaggistica" fu detta "pasquinata".

I cartelli esposti sotto la statua, oggi potrebbero avere toni come questo:

... ed anche Bill Clinton, a quanto pare. Povero Bill, la commemorazione di Martin Luther King l'ha stroncato.

I due amici Billy (Dennis Hopper) e Wyatt (Peter Fonda), dopo essersi procurati un bel po' di soldi, si comprano due choppers e partono per un viaggio che li porterà ad attraversare gli Stati Uniti dalla California a New Orleans, per vedere il carnevale. Durante il loro viaggio è evidente che vanno verso luoghi e persone che non li desiderano e che hanno paura di ciò che essi rappresentano. Nelle loro vicende Billy e Wyatt (Capitan America) incontrano tra gli altri un avvocato alcolizzato (Jack Nicholson) e saranno ospiti di una comunità di ragazzi, dove conosceranno due ragazze. Nel film ci sono tutti i temi e valori forti di quegli anni: marijuana, lsd, il pacifismo, la protesta hippy, la musica rock nella colonna sonora, la condivisione col prossimo. Nel finale lo scontro tra l'ideologia ed il sogno di libertà dei due protagonisti (sentimenti e speranze sempre vivi nei giovani di tutte le generazioni, motivo per il quale i due protagonisti incarnano un mito oltre che un desiderio connaturato all'uomo) e la realtà che li circondava.
Steppenwolf - The Pusher