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30/09/2009

Ragione-Stagione-Sempre

 Ciclamini selvatici
Alcune persone entrano nella tua vita per una ragione, altre per una stagione, altre per sempre.
Quando scoprirai quale di queste tre, saprai anche cosa puoi fare per queste Persone.
Quando qualcuno entra nella tua vita per una RAGIONE, di solito lo fa per venire incontro a un bisogno che tu hai espresso.  
Arriva per assisterti nel superare una difficoltà, per portarti guida e sostegno, per aiutarti fisicamente, emotivamente o spiritualmente.  
Può sembrarti mandato da Dio e magari lo è. 
C'è per la semplice ragione che tu hai bisogno che ci sia! 
Poi,senza che tu ti comporti male nei suoi confronti, oppure nel momento meno opportuno questa persona dirà o farà qualcosa che porterà il vostro rapporto a una fine.
Può morire.
Può andarsene.  
Può costringerti col suo comportamento a prenderti una pausa.
Quello che dobbiamo capire è che il nostro bisogno è stato soddisfatto, il nostro desiderio è stato realizzato, il suo lavoro è finito.
La preghiera che avevi rivolto è stata esaudita e ora è tempo di guardare avanti.

Alcune persone entrano nella tua vita per una STAGIONE, perché è arrivato il tuo turno di condividere, crescere o imparare.
Ti fanno vivere un'esperienza di pace, oppure semplicemente ti fanno credere.
Possono insegnarti qualcosa che non hai mai fatto.
Di solito ti regalano un'incredibile gioia.
Ma solo per una stagione!

Chi entra nella tua vita PER SEMPRE lo fa per insegnarti cose che contribuiscono a darti una solida base emotiva.
Il tuo lavoro è di accettare la lezione, amare questa persona e mettere ciò che hai imparato al servizio di tutte le altre relazioni e gli ambiti della tua vita.
Si dice che l'amore è cieco, ma l'amicizia è chiaroveggente.

Grazie per essere una parte della mia vita, sia che tu lo sia stata per una ragione, una stagione o per sempre!

postato da: FlavioRoma alle ore 16:58 | link | commenti (15)
categorie: amore, amicizia, valori
09/09/2009

Dedicato alle amiche ...

... sfortunate in amore. Ma non sono meglio cani e gatti?


postato da: FlavioRoma alle ore 15:13 | link | commenti (7)
categorie: amore, uomini, humor
20/06/2009

CAMMINAVO SU SENTIERI INFIDI

TEA


Camminavo su sentieri infidi
dolorosamente incerto.

E le tue care mani mi guidarono.
pallido un debole presagio d'alba

riluceva all'orizzonte lontano:
il tuo sguardo fu il mattino.

Nessun altro rumore che il suo passo
sonoro incoraggiava il viaggiatore.

La tua voce mi disse: Vai avanti!.
Il mio cuore timoroso, oscuro,

piangeva solo sulla triste via:
l'amore, delizioso vincitore,
ci ha riuniti nella gioia.

Paul Verlaine


postato da: sottolanevepane alle ore 15:40 | link | commenti (9)
categorie: poesia, amore
07/06/2009

L'AMORE E LA FOLLIA

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Si racconta che una volta, tanto tempo fa, tutti i sentimenti, le qualità e i difetti dell'uomo si riunirono.
Dopo che la Noia aveva sbadigliato per l'ennesima volta, la Follia propose di giocare a nascondino.
La Curiosità domandò: “A nascondino? E come si fa?”
“È un gioco” spiegò la Follia. “Io mi copro gli occhi ed incomincio a contare fino a un milione. Voi intanto vi nascondete, e quando non c'è più nessuno in giro ed io ho finito di contare, il primo di voi che trovo, rimane al mio posto a fare la guardia per proseguire il gioco.”
L'Entusiasmo ballò, seguito dall'Euforia e dall'Allegria, e fece tanti salti, che finì per convincere il Dubbio e l'Apatia, la quale non aveva mai voglia di fare nulla.
Ma non tutti, vollero partecipare...
La Verità preferì non nascondersi (...), la Superbia disse che era un gioco molto sciocco, e la Codardia preferì non rischiare.
“Uno, due, tre...” incominciò a contare la Follia. La prima a nascondersi fu la Pigrizia, che si nascose dietro la prima pietra del cammino. La Fede salì in cielo e l’Invidia si nascose dietro l'ombra del Trionfo, che era riuscito a salire in cima all'albero più alto.
La Generosità invece non riusciva a nascondersi, ogni posto che trovava lo lasciava ai suoi amici. Un lago cristallino? Ideale per la Bellezza. Un cespuglio? Perfetto per la Timidezza. Un soffio di vento? Giusto per la Libertà.
Infine, la Generosità decise di nascondersi dietro un raggio di sole. L'Egoismo invece si prese subito il posto migliore e superconfortevole, tutto per lui. La Bugia si nascose... veramente non si sa dove, la Passione e il Desiderio si nascosero nel centro di un vulcano. La Dimenticanza... non ce lo ricordiamo!
Quando la Follia giunse a contare fino a 999.999, l'Amore ancora non aveva trovato un luogo per nascondersi, perché erano tutti stati occupati. Alla fine vide un roseto e decise di nascondersi lì, fra le bellissime rose.
“Un milione!!!” urlò la Follia, che iniziò immediatamente a cercare. La prima a farsi scoprire fu la Pigrizia, poi la Fede, la Passione e il Desiderio, che essa aveva sentito vibrare dentro il vulcano.
Trovò in seguito l'Invidia, che si era nascosta dove stava il Trionfo.
Camminando, vicino al lago trovò la Bellezza; poi il Dubbio, il quale in realtà, non aveva ancora deciso dove nascondersi, e uno dopo l'altro incontrò tutti i restanti, tranne l'Amore.
La Follia iniziò a cercarlo dietro ad ogni albero, sotto il ruscello, in cima alla montagna... ed allorché fu sul punto di darsi per vinta, intravide il roseto e cominciò a muovere i rami, quando all’improvviso, si udì emergere un doloroso grido.
Le spine avevano ferito negli occhi, l'Amore... La Follia non seppe cosa fare e come domandargli scusa. Pianse, pregò, implorò e chiese perdono.
Da allora, da quando per la prima volta sulla terra si giocò a nascondino, l'Amore fu cieco e la Follia non lo lasciò mai più.


postato da: sottolanevepane alle ore 12:27 | link | commenti (8)
categorie: amore, sogni, tradizione
01/05/2009

MINA - Bugiardo e incosciente (La tieta)

Dedicato a chi s'innamora davvero della persona sbagliata.


postato da: FlavioRoma alle ore 21:39 | link | commenti (15)
categorie: musica, amore, miti
26/04/2009

Debole quell'amore ...

JohnDonne

postato da: sottolanevepane alle ore 12:39 | link | commenti (5)
categorie: fiori, poesia, amore
24/04/2009

Famiglia allargata

Il programma di adozioni, da loro, funziona meglio che tra gli umani.


postato da: FlavioRoma alle ore 01:01 | link | commenti (6)
categorie: amore, animali, stranezze
28/02/2009

Farfalla?

No, grazie.


postato da: sottolanevepane alle ore 16:23 | link | commenti (6)
categorie: amore, animali
06/12/2008

Una storia molto bella

A tutte le streghette che conosco  
 Stregona


Un giorno, il giovane re Artù fu  catturato ed imprigionato dal sovrano
di un regno vicino.
        Mosso a  compassione dalla gioia di vivere del  giovane, 
piuttosto che ucciderlo,  il sovrano gli offrì la libertà,  a patto che
rispondesse ad un quesito  molto difficile:

     'Cosa vogliono veramente le donne?'


    Artù avrebbe  avuto a disposizione un anno, trascorso il quale, nel
    caso in cui non  avesse trovato una risposta,  sarebbe stato ucciso.
    Un quesito simile  avrebbe sicuramente lasciato perplesso  anche il
    più saggio fra gli

    uomini e sembrò al giovane Artù una sfida  impossibile, tuttavia,
    avendo  come unica alternativa la  morte,

    Artù accettò la proposta, e fece ritorno al suo regno.


    Ivi giunto, iniziò a interrogare chiunque: la principessa,
    le prostitute,  i sacerdoti, i saggi, le damigelle di corte e
    via dicendo, ma nessuno seppe dargli una risposta soddisfacente. Ciò
    che la maggior parte della gente gli suggeriva era di consultare una
    vecchia strega, poiché  solo lei avrebbe potuto fornire la risposta,
    ma a caro prezzo, dato che  la strega era famosa in  tutto il regno
    per gli esorbitanti compensi che chiedeva per i suoi  consulti.


    Il tempo passò... e giunse l'ultimo giorno dell'anno prestabilito,
    così che Artù non ebbe altra scelta che  andare a parlare con  la
    vecchia strega, che accettò di rispondere alla domanda, solo a patto
    di  ottenere la mano di Gawain, il piu nobile dei  Cavalieri della
    Tavola  Rotonda, nonchè migliore amico di Artù!


    Il  giovane Artù provò orrore a quella  prospettiva... la strega
    aveva una  gobba ad uncino, era orrenda, aveva un solo dente,
    puzzava di acqua di  fogna e spesso faceva anche dei  rumori osceni!
    Non aveva mai incontrato una creatura tanto ripugnante. Percio si
    rifiutò di accettare di pagare quel prezzo e condannare l'amico a
    sobbarcarsi un  fardello simile!


    Gawain,venuto al corrente della proposta, volle parlare ad
    Artù dicendogli  che nessun sacrificio era troppo grande per
    salvare la vita  del suo re e la tavola rotonda, e che quindi
    avrebbe  accettato di sposare  la strega di buon grado. Il loro
    matrimonio fu pertanto proclamato, e la strega finalmente rispose
    alla domanda: 'Ciò che una donna vuole veramente è essere padrona
    della propria vita'.


    Tutti concordarono sul fatto che dalla bocca della strega era
    uscita senz'altro una grande verità e che sicuramente la vita di
    Artù sarebbe  stata risparmiata. Infatti il sovrano del regno vicino
    risparmiò la vita ad Artù, e gli garantì piena libertà.


    Ma che  matrimonio avrebbero avuto Gawain e la strega? Artù si
    sentiva lacerato fra sollievo ed angoscia, mentre Gawain si
    comportava come sempre, gentile  e cortese. La strega al contrario
    esibì le peggiori maniere... mangiava con le mani, ruttava e petava,
    mettendo tutti a disagio. La prima notte di nozze era vicina, e
    Gawain si preparava a trascorrere una  nottata orribile, ma alla
    fine prese il coraggio a  due mani,  ed entrò nella camera da letto
    e... che razza di vista lo  attendeva!


    Dinnanzi a lui, discinta sul talamo nuziale, giaceva semplicemente
    La  più bella donna che avesse mai visto! Gawain rimase allibito, e
    non  appena ritrovò l'uso della  parola (il che accadde dopo diversi
    minuti),  chiese alla strega cosa le fosse accaduto.


    La strega rispose che era stato talmente galante con lei quando si
    trovava nella sua forma repellente che aveva deciso di mostrarglisi
    nel suo altro aspetto, e che per la metà del tempo sarebbe rimasta
    così, mentre per l'altra metà  sarebbe tornata la vecchiaccia
    orribile di prima.


    A questo punto la strega chiese a Gawain quale dei due aspetti
    avrebbe voluto che ella assumesse di giorno, e quale di notte. Che
    scelta crudele! Gawain iniziò a pensare all'alternativa che gli
    si prospettava: una donna meravigliosa al suo fianco durante il
    giorno, quando era con i suoi amici, ed una stregaccia orripilante
    la notte? O forse la compagnia della stregaccia di giorno e una
    fanciulla incantevole di notte con cui  dividere i momenti di
    intimità? Voi cosa avreste fatto?


    La scelta di Gawain è distante solo un paio di righe...
    ma non leggete, finchè non avrete fatto la vostra scelta!

    

    

    

    

    

    ..........................

    

    

    

    

    

    Il nobile Gawain disse alla strega che  avrebbe lasciato a lei la
    possibilità di decidere per se stessa.


    Sentendo ciò, la strega gli sorrise, e gli annunciò che sarebbe
    rimasta  bellissima per tutto il tempo, proprio perchè Gawain
    l'aveva rispettata, e l'aveva lasciata essere padrona di se stessa!


    La morale di questa storia? Non importa se la tua donna è bella o
    brutta, se è intelligente o stupida.......... in fondo in fondo
    è sempre una strega!!!


postato da: FlavioRoma alle ore 23:26 | link | commenti (23)
categorie: amore, donne, amicizia, uomini
07/10/2008

Il mito di Galatea

La leggenda è bella, narrata da Publio Ovidio Nasone e tradotta da Salvatore Quasimodo ...

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Galatea, Aci e Polifemo

(Galatea, Acis, Poliphemus)
Metamorfosi - Libro XIII - vv 737- 897



L'inquieta Cariddi infuria sulla riva d'occidente,
Scilla sull'opposta riva. L'una attira e divora
le navi e le ributta, l'altra cinge di cani feroci
il fosco ventre; ed ha l'aspetto di vergine:
a credere agli oracoli, forse fu vergine un tempo.
Molti chiedono invano Scilla come sposa,
e lei cara alle ninfe del mare,
a questo narra gli amori dei giovani delusi.
Un giorno Galatea, porgendole al pettine i capelli,
così parlò a Scilla fra un sospiro e l'altro:
«Almeno tu, o vergine, susciti amore fra la dura razza
degli uomini, e, come fai, senza timore
ti puoi anche negare. Ma io, figlia di Nèreo
e dell'azzurra Doride, con infinite sorelle
che mi stanno a fianco, solo con pianto
ho potuto sfuggire all'amore del Ciclope.»
Qui le lacrime le chiusero la voce.
Allora la vergine le asciugava gli occhi
col suo candido pollice e, consolandola, diceva:
«Parla, o diletta, non nascondermi il dolore
che ti tormenta: tu sai che ti sono fedele.»
E così rispondeva la ninfa alla figlia di Crateide:
«Aci, nato da Fauno e dalla ninfa del Simeto,
era la grande gioia del padre e della madre,
ma più la mia, perché solo con me s'era congiunto.
Bello, di sedici anni, una lieve lanugine
copriva le sue tenere guance. Ed io l'amavo;
ma con ardore cercava me il Ciclope.
Non dirò, se lo chiedi, che l'amore per Aci
fu più dell'odio che portavo all'altro: fu uguale.
Potente il tuo dominio, o Venere benefica!
Anche il Ciclope, terrore delle selve,
che mai ospite lasciò senza una pena,
che non cura gli dèi e il vasto Olimpo,
provò che cosa fosse amore, e, avido di me,
dimenticò il gregge e le spelonche.
E ora ti fai bello, o Polifemo, vuoi piacere,
e col rastrello pettini i ruvidi capelli,
e l'ispida barba ami tagliare con la falce,
e ti specchi nell'acqua per fare lieto il volto.
Non hai più brama di stragi, non sei più selvatico,
quieta è la sete mai sazia di sangue,
le navi arrivano e partono sicure.
Intanto Télemo, giunto sull'Etna dei Siculi
(Télemo Eurúnide, che dal volo degli uccelli
fa giusto presagio), andò dal tremendo Polifemo
e gli disse: "Quell'occhio che hai sulla fronte
ti sarà tolto da Ulisse". Rise Polifemo,
e rispose: "T'inganni, o stupido indovino;
già un'altra mi tolse l'occhio". E cosi sdegnava
chi invano prediceva il vero. E camminando
o affondava sul lido il passo pesante
o stanco tornava nella cupa spelonca.
Sporge nel mare, in forma di cuneo, un alto
acuto colle che l'acqua bagna ai lati.
E qui sale il feroce Ciclope e si ferma
sulla vetta; e il gregge lanoso lo segue
senza guida. E lasciato il tronco di pino
(era il suo bastone, e poteva essere un'antenna),
e presa la zampogna a cento piccole canne
udirono sui monti e le acque arie pastorali.
Io, nascosta da una rupe, avvinta ad Aci,
queste parole, ricordo, udii da lontano:
"O Galatea, tu sei bianca più della foglia
di neve del ligustro, piú fiorente dei prati, snella
più dell'ontano, splendente più del cristallo, più lasciva
del tenero capretto, più liscia delle conchiglie
levigate dal moto assiduo del mare, più cara
del sole d'inverno e dell'ombra d'estate,
più eccellente dei pomi, più viva agli occhi
dell'alto platano, più nitida del ghiaccio,
più dolce dell'uva matura, morbida più delle piume
del cigno e del latte rappreso, e, se tu non mi fuggi,
magnifica più dell'orto irrigato. Tu, Galatea,
sei più selvatica dei tori non domati, più dura
antica quercia, più volubile delle onde,
flessibile più dei ramoscelli del salice
e della vitalba, più ferma di questi scogli,
più violenta d'un fiume, più superba del pavone,
più impetuosa del fuoco, più pungente delle spine,
più tremenda d'un'orsa che ha i piccoli nati,
piú sorda del mare, più furiosa d'una serpe pestata,
e, questo almeno a te potessi togliere,
tu fuggi non solo più del cervo inseguito
dai secchi latrati, ma più del vento e dell'aria leggera.
Ti pentiresti, conoscendomi, d'avermi fuggito:
che rimpianto allora del tempo perduto, e che ansia
di tenermi! Mia è una parte del monte,
mie numerose spelonche scavate nella pietra viva,
dove non soffri il sole nel mezzo dell'estate,
né l'inverno. Là sono frutti che curvano i rami,
e nei lunghi filari pende l'uva simile all'oro
e quella purpurea: l'una e l'altra io serbo per te.
Tu coglierai con le tue mani le tenere fragole
nate all'ombra delle Belve, e le còrníole autunnali
e le prugne: non solo quelle livide per il succo viola,
ma anche quelle più buone, colore della cera vergine.
Se mi vorrai come sposo avrai sempre castagne
e mele selvatiche, e ogni albero per te darà il suo frutto.
Tutte le pecore che vedi sono mie: e molte vagano per le valli,
molte per il bosco, molte sono chiuse negli antri;
né, se lo chiedi, saprei il loro numero.
i poveri contano le pecore. Se ne dicessi le lodi,
non mi crederesti: tu stessa potrai vedere
come camminano a stento con le poppe gonfie
tra le gambe. Negli ovili stanno i teneri figli
degli agnelli, al riparo dal freddo, e i capretti
d'uguale età. Ho sempre latte fresco: parte
lo tengo per bere, parte lo faccio indurire
con caglio disciolto. Non avrai solo facili svaghi
e doni comuni, come daini, lepri, capre, o due colombe
o un nido d'uccelli tolto dalla cima d'un albero.
lo trovato sui monti due gemelli d'un'orsa
ho possono giocare con te, e tanto gli orsacchiotti
sono simili tra loro che appena potresti distinguerli;
quando li trovai, io dissi: "Li terrò per la mia donna.
Solleva, dunque, il capo splendente dall'onde celesti,
vieni, o Galatea, e accogli i miei doni.
Certo mi conosco, e poco fa io vidi la mia immagine
nell'acqua limpida, e mi piacque il mio aspetto.
guarda come son grande. Nemmeno Giove, nel cielo
(voi dite sempre che là regni non so quale Giove)
ha un corpo maggiore del mio; una densa chioma
scende sulla mia fronte scura, e fa ombra alle spalle
come un bosco. Ma non devi credere orrido il mio corpo
perché ispido di peli. brutto è l'albero privo di fronde,
brutto il cavallo senza il velo d'una bionda criniera
sul collo; gli uccelli sono coperti di piume,
la lana adorna le pecore, la barba e i peli ruvidi
fanno bello il corpo dell'uomo. lo ho un solo occhio
in mezzo alla fronte, ma simile a un ampio scudo.
Che dico? Non vede il sole dal cielo immenso
tutte le cose della terra? Ed anche il sole
ha un solo occhio. Mio padre, poi, è il re del mare:
e sarà padre del tuo sposo. Solo abbi pietà di me
e accogli le preghiere di chi ti supplica:
a te sola io cedo. lo che disprezzo Giove, il cielo
e il fulmine che tutto penetra, a te, figlia di Nèreo,
mi piego: la tua ira è più acuta del fulmine.
Sopporterei il disprezzo se tu fuggissi tutti;
ma perché mi rifiuti e porti amore ad Aci,
e preferisci Aci a Polifemo? Piace a se stesso, e sia;
ma che piaccia a te pure, questo non vorrei,
Galatea. Ma se lo prendo, sentirà quale forza
è chiusa nel mio corpo. Vive gli strapperò le viscere,
e le membra a brani spargerò per i campi
e per il tuo mare (così Aci si unisca a te).
Ardo, ma più ribolle il sangue per l'offesa,
e mi pare d'avere l'Etna nel petto
con le sue forze; e tu, Galatea, non ti commuovi?"
E dopo questo vano lamento (io vedevo ogni cosa)
il Ciclope vi alza, e come toro furioso
che perduta la giovenca non può stare fermo
e va per le selve e i monti che conosce,
quando mi scorse con Aci, gridò: "Vi vedo,
ma questo è l'ultimo abbraccio d'amore."
Ed era la sua voce quella d'un Ciclope
preso dall'ira; e l'Etna tremò a quell'urlo.
Allora, spaurita, m'immersi nel mare vicino,
e in fuga volse le spalle il giovane Aci, gridando:
aiuto, Galatea, ti prego, aiuto, o padre, o madre,
nel vostro regno accogliete il figlio prossimo alla morte."
E il Ciclope l'insegue, e staccato un pezzo di monte
lo lancia sul fuggiasco. Solo un estremo
della rupe lo colse, ma fu per lui la morte.
e perché Aci riprendesse la forza dell'avo,
feci quello che potevo ottenere dal fato.
Dalla rupe scorreva sangue vivo, ma, ecco, quel rosso
comincia a svanire, come colore di fiume
che torbido di pioggia schiarisce a poco a poco.
Poi la pietra si spacca, e dalle crepe escono tenere
canne, e il cavo più profondo risuona d'acque in moto.
E d'improvviso esce di là, fino alla cintola
(o mirabile cosa), un giovane con le corna
che spuntano appena cinte di molli canne.
E somigliava ad Aci, ma più alto e col viso ceruleo.
Ma anche cosi, mutato in fiume, Aci rimase com'era,
e ora il fiume ha il nome ch'era una volta di Aci. »

 

(dalle Metamorfosi di Ovidio – trad. di Salvatore Quasimodo)


postato da: FlavioRoma alle ore 00:18 | link | commenti (13)
categorie: amore, misteri, morte, tradizione, arte-cultura